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Dalla balbuzie a Sanremo. Le luci del più famoso palcoscenico d’Italia illuminano un uomo che conosce bene la balbuzie


All’ultimo Sanremo ha sfoggiato la stoffa del fuoriclasse come oratore e organizzatore. Magari qualche intoppo l’orecchio più fine l’avrà pure sentito ma le incespicate insieme alla sua sensibilità lo hanno fatto arrivare al pubblico un po’ più umano di quello che può altrimenti apparire quella straordinaria macchina sputa-parole che Paolo è diventato.

Marcello Giannotti scrive nel libro L’Enciclopedia di Sanremo: “uno stile fatto anche di parole ricercate e insolite, a volte incespicanti nei residui di una balbuzie avuta da ragazzo, che lo rende persino più simpatico, capace di colpire la fantasia dello spettatore medio che si lascia ammaliare volentieri da vocaboli inusitati e arcaici, che il conduttore pesca da un vasto repertorio studiato con accuratezza”.

Vediamo come Bonolis raccontò della sua balbuzie meno di un anno fa in una intervista a Radio DeeJay. “Da piccolo ero profondamente balbuziente. Per i primi tempi potevo essere interrogato a scuola solo per iscritto perché non riuscivo proprio a fare l’interrogazione orale… non uscivano le parole. Poi dopo capitò una piccola casualità esistenziale per cui riuscii a superare questa cosa. Feci una recita a teatro, a scuola, e mi resi conto che nell’unica battuta che dovevo dire non balbettavo, e il regista mi disse: vedi Paolo è come se avessi nel cervello troppe idee che vogliono uscire tutte insieme e si crea un ingorgo. Se riesci a creare una corsia preferenziale tra tutte le cose che pensi nel momento in cui le dici e le fai uscire una per volta non balbetti. E effettivamente cominciai a lavorare dentro di me in questo modo e devo dire che l’ho superata.

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Ammetto che ancora oggi quando sono particolarmente nervoso o teso o arrabbiato la balbuzie riesce, non in maniera così marcata da impedirmi di parlare, però c’è ancora. Il mio mestiere non lo faccio per vincere la timidezza o come una terapia ma perché è capitato per caso. Andai ad accompagnare un mio amico ad un provino mentre chiesero a me di raccontare una barzelletta, era il 1980. Dopo 2 settimane mi chiamarono e mi offrirono un contratto con la RAI. Mi offrirono 10 milioni per un anno che a quei tempi a casa mia era una manna dal cielo”.

«La storia di Bonolis fa riflettere sull’importanza della responsabilità. – Dice il Prof. Enzo Galazzo, ed aggiunge – Lui si è assunto la responsabilità di crearsi un futuro, di condurre Sanremo, di non tirarsi indietro e non ha dato nessun potere a quella balbuzie che poteva invadere la sua mente e la sua bocca.»

Approfondimenti su:
http://www.viveresenzabalbuzie.it
http://www.perlaparola.com

 

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