Ascoltare un racconto dalla voce di chi balbetta richiede uno alto sforzo mentale che influenza la memoria e la comprensione
Nulla di strano se chi ti ascolta non capisce ma, quando entrambi parlate la stessa lingua, evidentemente c’è qualcosa che non va. Si tratta dell’ultimo studio sulla balbuzie svolto in America. Questa volta la situazione studiata è ribaltata e ad essere indagato è il punto di vista dell’ascoltatore. La ricerca è stata pubblicata in questi giorni sull’autorevole rivista internazionale Journal of Speech Language and Hearing Research. I ricercatori hanno eseguito l’esperimento su 60 adulti che hanno ascoltato testi narrativi e testi descrittivi di argomenti familiari all’ascoltatore e di altri completamente sconosciuti riprodotti con vari livelli di balbuzie.
Dopo aver ascoltato i testi campione, ognuno degli ascoltatori ha compilato un test per valutare il livello di comprensione, ciò che veniva ricordato e lo sforzo mentale nel rispondere. Si trattava di risposte sia aperte che chiuse sulla storia ascoltata in precedenza.
I risultati sia delle risposte aperte che chiuse sulla memoria e sulla comprensione della storia erano migliori per i testi narrativi rispetto a quelli descrittivi. Dai campioni di testo con tutti i livelli di balbuzie è risultato un alto sforzo mentale indipendentemente dal tipo di argomento e dalla familiarità che si ha con esso.
“Chi balbetta spesso non usa la via più semplice e chiara per esprimere ciò che vuole dire.” - entra nei particolari il Prof. Galazzo aggiungendo - “Il balbuziente è un funambolo sul rasoio, sta sempre attento a dove mette i piedi. La frase diventa un campo minato dove le bombe sono le parole con la P o con CR. Si finisce spesso per evitare le parole più adatte e sostituirle così con altre inappropriate, facendo quindi una figuraccia. Conclude “Il testo descrittivo, per sua natura ricco di pause, risulta secondo questo studio quello più ostico. Chi balbetta non ama infatti fermarsi. Come a suggerire che allenandosi con le descrizioni si possa magari imparare a domare la tigre. Non rimane che provarci”.
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